Lo stress da evento critico – Comabt Arms n°2 anno I – Marzo 2013

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LO STRESS DA EVENTO CRITICO

E’ una normale reazione umana, non c’è possibilità di eliminarlo, ma se siamo adeguatamente preparati possiamo sfruttarlo a nostro favore

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista nel settore del Krav Maga, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

Respiro, mi concentro, l’ho fatto migliaia di volte…. Metto a fuoco, tiro gradualmente il grilletto, proprio come so fare. PUM! Il colpo mi sorprende. Centro perfetto, ne ero sicuro.

D’altronde la mia amata Glock 9 mm l’ho perfettamente stabile nella mano, ma anche la mia più sgorbutica Beretta d’ordinanza la padroneggio ben bene-. 15 colpi sempre tutti nello spazio di un pugno. In un vero scontro per strada gliela farei vedere io a quel farabutto come si spara… oppure no?

Lo so, la linea 2 del poligono è la vostra seconda casa e conoscete la vostra pistola meglio della vostra donna, ma c’è una grossa differenza nell’addestramento che viene normalmente proposto al poligono con quanto -purtroppo- avviene in un reale scontro a fuoco.

Il tiro mirato che siamo abituati a praticare al poligono è un tiro rilassato perché nessuno ci vuole aggredire, ferire o ucciderci. Godiamo quindi di una relativa tranquillità, una respirazione ottimale e un BPM (ritmo cardiaco) assolutamente controllato. In strada, o in una situazione di conflitto a fuoco, è assolutamente l’opposto. Quando un malintenzionato o, genericamente, il nemico, magari di notte o in un buio seminterrato, decide di trasformarvi nella sua sagoma personale ed apre il fuoco, una tempesta ormonale vi travolge.

Improvvisamente intorno a voi regna la confusione, il battito cardiaco schizza alle stelle, il respiro diventa irregolare, i movimenti diventano automatici e a volte persino irrazionali. Ciò non significa che siete diventate mammolette, perché è la naturale reazione del corpo quando è in preda ad un attacco di stress da evento critico. Impossibile pensare di andare ad utilizzare gli organi di mira della nostra pistola, a causa dello stress non li vedremmo nemmeno, anche se fosse giorno così come probabilmente non riusciremmo a togliere la sicura della Beretta senza prima guardarla -distogliendo lo sguardo dall’aggressore- ed incespicandoci anche un po’ (per cui la “Condition One – colpo in canna e sicura inserita” stile U.S.A. per molti è ormai superata).

Chiunque si sia trovato in una situazione di vero rischio, con la propria vita appesa a un filo ed il cuore che sembra saltare fuori dal petto, lo può confermare. 

MA PERCHÉ TUTTO CIÒ?

Per rispondere alla domanda occorre affrontare la questione, anche se qualcuno forse storcerà il naso, dal punto di vista scientifico. 

Attingiamo pertanto al sapere di due illustri esponenti nel campo dello studio dell’aggressività umana e del moderno addestramento del Law Enforcement: il Col. Jeff Cooper ed il Col. Dave Grossman.

Questi esperti, sulla base di migliaia di reali esperienze di conflitti a fuoco riportate da altrettanti agenti e militari, hanno scritto utilissimi testi e trattati, ma in particolare hanno elaborato quella che è ormai appesa nelle aule di moltissime Agenzie che si occupano professionalmente di difesa e combattimento:  la tabella dei “codici colore”. (vedi tabella)

Come si può notare è stato associato un colore ad ogni grado di attivazione psicologica umana dovuta allo stress.

TABELLA CODICI COLORE

La Condizione bianca corrisponde a rilassatezza, come quando siamo spaparanzati sotto l’ombrellone a gustarci un Mojito, o a spasso in gita turistica: insomma, non siamo in grado di reagire prontamente ad un eventuale attacco.

Condizione gialla è quella di attenzione, siamo impegnati in qualche faccenda ma allo stesso tempo siamo vigili, attenti e consapevoli di ciò che ci circonda. Siamo pronti e reattivi ad una eventuale azione.

Condizione Rossa è quella di forte stress, ovverosia nel pieno di un’aggressione. Il battito cardiaco schizza tra i 115 e i 150 BPM, il corpo attinge ai suoi istinti primordiali per prepararsi al combattimento, aumentando le capacità motorie complesse come il coordinamento delle braccia e delle gambe, incrementa la performance della velocità e del pensiero ma, purtroppo, la capacità motoria fine, quella che ci consente di fare movimenti di precisione, va a farsi benedire e notiamo in noi anche un certo tremore.

Un esempio pratico dal punto di vista di un azione di Polizia?
Avete mai provato a chiudere le fascette costrittive ai polsi di un soggetto dopo una violenta colluttazione? Quanto è difficile infilare quella dannata fascetta nella chiusura, quando ci tremano le mani!

Condizione grigia corrisponde alla capacità di mantenere protratta la condizione rossa per un certo lasso di tempo e con un BPM ancora superiore, diciamo intorno ai 160 battiti. E’ propria dei professionisti ben allenati e si ottiene gradualmente con un corretto addestramento.

Condizione nera è il Black Out, il Game Over, il crollo psicologico. Sopra i 175 battiti le reazioni dell’organismo diventano via via incontrollabili: la performance crolla, il campo visivo si restringe drammaticamente ed incombe la cosiddetta “visione a tunnel”, cioè vediamo generalmente solo l’arma puntata contro di noi, perdendo tutto il contesto circostante. Significa che ci sta assalendo il panico e sono guai.

LA TABELLA “PERFORMANCE”

Nella tabella “performance” si riassume tutto ciò in maniera semplice. 

La curva è l’andamento della nostra performance in relazione al nostro battito cardiaco. L’aumentare dei battiti ci rende più performanti fino ad un certo punto, dopodiché avviene un vero e proprio crollo psicofisico.

Ora sappiamo che se il cuore schizza alle stelle, incontrollato, aumenta anche la probabilità di bloccarci e soccombere in combattimento. Quindi come fare per mantenere il numero dei battiti entro un limite opportuno e come aumentare la nostra reattività in caso di una aggressione potenzialmente letale? 

Vediamolo insieme passo dopo passo:

1- Il nostro addestramento dovrà ricreare volutamente diverse condizioni stressanti, proponendoci situazioni realistiche ed esercizi specifici. Questo tipo di lavoro, basato su ripetute “somministrazioni” di stress è anche conosciuto con il nome di “inoculazione di stress”.  Il concetto è: ci vacciniamo oggi per essere preparati domani. Per farvi un esempio personale, quando lavoro con Operatori professionisti li addestro sempre al tiro operativo al buio. Potete immaginare quanto le prime volte si trovino disorientati nel dover ingaggiare uno scontro a fuoco nel buio totale, dotati solo di una torcia. Utilissimo è anche l’addestramento con l’impiego delle Paint Bullet, conosciute anche come Pain Bullet (pain=dolore); sono apposite munizioni da addestramento che quando colpiscono, oltre a macchiarvi, provocano dolore. L’addestramento con Input doloroso incrementa col tempo le capacità reattive e la performance degli operatori negli scontri successivi.

2- Come ci insegna la scuola israeliana, a me molto cara constatatone l’assoluta efficacia, impariamo ad adottare posizioni di tiro naturali ed istintive, simmetriche e a gambe aperte, perché il vostro corpo in caso di guai seri, le adotterà in automatico, che lo vogliate o no. Pertanto, evitiamo posizioni strane o asimmetriche.

3- La respirazione può aiutare ad abbassare il battito cardiaco. La cosiddetta “respirazione tattica” è utilissima per questo scopo e può essere fatta quando siamo momentaneamente al riparo. 

4- Dotarsi di attrezzature semplici, come fondine senza bottoni particolari o sganci complicati. Sotto stress potrebbero diventare più inespugnabili del caveau di una banca (condizione rossa, perdita della motricità fine, ricordate?). Sicura non inserita, se possibile, o adottare un’ arma poco complicata ed efficientissima, come una Glock. Seguiamo il concetto ”Meno roba c’è da azionare, meno ci incasiniamo”. Ovviamente ogni Operatore dovrà trovare il giusto compromesso tra rapidità, versatilità e sicurezza, in base al proprio incarico.

Per concludere, vi ricordo che il principio di inoculazione di stress si può estendere a qualsiasi addestramento, compreso il combattimento corpo a corpo.

E’ infatti la linea guida dei miei corsi di combattimento con le tecniche militari israeliane ”Krav Maga” e “Kapap”. Quando lavoro con i miei allievi, che siano Militari, Forze dell’Ordine o civili, propongo sempre loro situazioni stressanti: li faccio combattere al buio o contro più avversari armati o più semplicemente li porto allo sfinimento, in modo che familiarizzino con diverse situazioni di pericolo e di stress che effettivamente possono capitare in strada. Il tutto con l’unico obiettivo di salvare loro la vita.

Manuel Spadaccini è disponibile per qualsiasi domanda o confronto. Contatti sul sito manuelspadaccini.it

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